Crime

Alberto Stasi a Le Iene: “Gli innocenti non scappano. Sto vivendo tutto questo con fiduciosa attesa, anche per Chiara Poggi”

Quello dell’alibi di Alberto Stasi è stato un altro focus della puntata del programma Mediaset. Il giorno dopo il delitto, lo ricordiamo, lui consegnò ai Carabinieri il suo pc per fornire la prova del fatto che quella mattina mentre Chiara fu uccisa lui era al computer

di Alessandra De Vita
Alberto Stasi a Le Iene: “Gli innocenti non scappano. Sto vivendo tutto questo con fiduciosa attesa, anche per Chiara Poggi”

Il delitto di Garlasco era un caso giudiziario chiuso. Poi la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, già indagato e successivamente archiviato, ha aperto uno nuovo scenario che è però anche nell’ambito delle indagini preliminari. Alberto Stasi – che a breve potrebbe tornare a casa dove finirà di scontare la condanna a 16 anni per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi continua a rilasciare interviste in cui si proclama innocente tra cui l’ultima di ieri, nel corso della puntata de Le Iene dedicata al delitto di Garlasco. Stasi si dichiara innocente con una tranquillità disarmante, perché “gli innocenti non scappano. Sto vivendo tutto questo con fiduciosa attesa, anche per Chiara, perché ottenga giustizia”. Anche Sempio e i suoi familiari si dichiarano sereni, perché “Non abbiamo nulla da temere”. La Procura di Pavia intanto ipotizza che quel Dna appartenga a Sempio che quel giorno, il 13 agosto del 2007, telefonò tre volte casa Poggi.

I processi a Stasi
Stasi era stato assolto dall’accusa di aver ucciso la sua fidanzata 26enne, in primo e secondo grado perché la corte di appello di Milano aveva dichiarato che gli indizi a suo carico erano “privi di forza logica e non attendibili”. E va considerato che la cosiddetta “pistola fumante”, ovvero l’arma del delitto (un oggetto contundente con cui la ragazza è stata massacrata) non è mai stata ritrovata. A incastrarlo fu il sangue di Chiara sui pedali della bicicletta di Stasi ma ieri, nel corso della puntata de “Le Iene” secondo Stasi “l’analisi con cui le tracce vennero analizzate non distingueva le cellule ematiche da altre sostanze come una barbabietola. Dall’accertamento finale quello che sembrava un globulo rosso poi si rivelò un fungo, un lichene, diffusissimo nell’ambiente”. Da qui sembra difficile stabilire cosa fosse quel materiale depositatosi sui pedali (che secondo l’accusa Stasi avrebbe smontato da una bici per rimontarli su di un’altra). La Cassazione, annullò la condanna di secondo grado, nel processo bis Stasi fu condannata e la Suprema corte confermò i 16 anni.

Il computer di Stasi
Quello dell’alibi di Alberto Stasi è stato un altro focus della puntata del programma Mediaset. Il giorno dopo il delitto, lo ricordiamo, lui consegnò ai Carabinieri il suo pc per fornire la prova del fatto che quella mattina mentre Chiara fu uccisa lui era al computer. Poco prima delle 9 e 12 minuti, (orario in cui Chiara disinserì l’allarme), Stasi si sarebbe recato a casa di Chiara, l’avrebbe uccisa, trascinata giù per le scale, si sarebbe ripulito e sarebbe tornato a casa sua. Ma il ragazzo oggi 42enne ha sempre dichiarato che alle 9,35 lui era già al lavoro al pc per ultimare la sua tesi di laurea.

Alla trasmissione di ItaliaUno, Stasi ha spiegato che “i Carabinieri quando hanno preso il pc lo hanno aperto, acceso e hanno visto il file word della mia tesi e hanno chiuso il programma. Questo ha comportato la cancellazione di file temporanei che dimostrano che io stavo ancora scrivendo durante il delitto. Ma non ho più potuto dimostrarlo perché il pc è stato alterato dall’utilizzo che i carabinieri ne avevano fatto, anche dopo. Quello era il mio alibi. Inoltre, la cancellazione del file temporaneo della tesi ha dato la possibilità al pm di chiedere la mia condanna perché avevo fornito un alibi falso”. Dalle perizie del tecnico del tribunale Daniele Occhetti è “emerso che dal 14 al 29 agosto il pc di Stasi fu utilizzato quel pc come se fosse di servizio. Fu fatta un’attività invasiva, abbiamo riscontrato che fu usato per qualche gioco, per la scrittura di documenti ma era una prova informatica. I carabinieri erano consapevoli di ciò, se prendi un reperto e lo usi per fare gli affari tuoi non puoi non sapere che alteri una prova”. Secondo i periti tecnici intervistati ieri da le Iene, “Il pc di Stasi è stato utilizzato nel giorno del delitto, ininterrottamente dalle 9,30 fino alle 12 e 20”.

Il “testimone”
C’è un’altra novità emersa ieri a Le Iene. Bisogna tornare alla testimonianza dell’operaio Marco Muschitta, che il 27 settembre del 2007 andò spontaneamente in procura per dire di aver visto nel giorno del delitto in via Pavia (a pochi metri dalla villetta di Chiara) “una ragazza bionda con i capelli a caschetto, scarpe bianche con stella blu e occhiali da sole. Secondo Muschitta la ragazza era a bordo di una bici nera da donna con un oggetto contundente (un piedistallo da camino) nella mano destra e andava a zigzag nei pressi della casa di Chiara. Muschitta identificò la ragazza nella cugina di Chiara (fonte: Le Iene)”. Ma alla fine del suo verbale vennero aggiunte delle frasi in cui Muschitta disse di essersi inventato tutto “perché sono uno stupido”.

In una telefonata intercettata con il padre, successiva alla verbalizzazione della suatestimonianza, Muschitta disse però di aver detto la verità e nulla di più. Al padre che gli chiese se avesse detto la verità Muschitta rispose: “Io ho detto quello che ho visto e poi l’ho ripetuto. Per loro ho inventato un sacco di balle”. A questa affermazione, il padre di Muschitta rispose: “Loro hanno fatto tutto questo per proteggerti, ti han fatto fare quella roba lì, l’importante è che loro abbiano la percezione di quello che è successo”.

Ci fu un’altra testimonianza, di due donne che videro quella stessa bici nei pressi della villa di Chiara e che hanno confermato più volte “Che quella bici era diversa da quella di Alberto Stasi” (fonte: Le Iene). A questo elemento si aggancia una testimonianza raccolta dalle Iene. Un collega di Muschitta, in un’intercettazione, ha infatti confermato che il suo collega avrebbe davvero visto la ragazza bionda a bordo della bici nera, proprio come inizialmente detto.

Il presunto supertestimone anonimo intervistato dalla Iena De Giuseppe, ha dichiarato che “mi è stato ordinato di non dire niente per la mia tutela”. Il supertestimone poi si è però rifatto vivo con la redazione de Le Iene “Indicando con precisione nomi, luoghi e contesti” che rappresenterebbero una svolta nell’omicidio di Chiara Poggi ma la sua testimonianza è stata consegnata spontaneamente da le Iene direttamente in Procura “per senso civico”. Gli inquirenti hanno richiesto assoluto riserbo su queste informazioni, motivo per il quale sono andate in onda solo le battute finali del colloquio, in cui il supertestimone afferma finalmente dopo 18 anni di sentirsi “meglio, a livello emotivo e personale. Solo per quella ragazza, la cosa che mi dispiace di più è che io dopo un mese dall’omicidio avevo queste cose da dire e non c’è stata volontà di ascoltare”. Intanto il materiale consegnato da Le Iene è stato sequestrato dalla Procura perché è oggetto di indagini e potrebbe davvero cambiare la storia del delitto di Garlasco.

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