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Carceri, il capo del Dipartimento manca da tre mesi: dietro lo stallo le tensioni tra Delmastro e il Quirinale

Il sottosegretario di FdI ha indicato la sua fedelissima Lina Di Domenico, ma la nomina non è mai stata formalizzata per lo scetticismo del Colle. Le opposizioni: "Nordio batta un colpo"
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Inizia a diventare un caso il ritardo nella nomina del nuovo capo del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia. Sono trascorsi ormai tre mesi dall’addio di Giovanni Russo, ex procuratore aggiunto alla Direzione nazionale antimafia, che ha lasciato l’incarico per disaccordi con Andrea Delmastro, sottosegretario di Fratelli d’Italia con delega alle carceri (di recente condannato in primo grado a otto mesi per rivelazione di segreto). Comunicando le dimissioni di Russo, il dicastero aveva fatto trapelare di avere già pronta la sostituta, la vice capo del Dipartimento Lina Di Domenico, giudice di Sorveglianza a Novara e fedelissima di Delmastro, scelta dal ministro Carlo Nordio dopo aver ricoperto lo stesso ruolo sotto Alfonso Bonafede nel governo Conte I. Eppure, sebbene Di Domenico governi di fatto il Dap come reggente, la formalizzazione della sua promozione non è ancora arrivata. E secondo un retroscena di Repubblica a bloccarla è lo scetticismo del Quirinale, dove non è stata gradita la “fuga in avanti” di dare per scontata la nomina della giudice senza un previo confronto con il capo dello Stato, che dovrebbe firmarla. Il sottosegretario però, che dall’inizio del mandato ha accentrato ogni aspetto della gestione delle carceri, non ha intenzione di scendere a compromessi accettando un nome alternativo. Da qui lo stallo che lascia formalmente senza guida – o meglio, nelle mani di Delmastro – il Dipartimento alle prese con l’emergenza suicidi (già 25 quest’anno dopo il record di novanta nel 2024) e sovraffollamento.

L’articolo di Repubblica innesca la polemica delle opposizioni: “Le condizioni all’interno delle carceri italiane sono indecorose. Ciononostante, da mesi manca il capo del Dap”, dichiara la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani: “Leggiamo che sia una scelta esclusiva del sottosegretario Delmastro e che lo stesso avrebbe indicato una dirigente a sé vicina. Eppure la nomina andrebbe fatta dal ministro e il decreto di nomina è del presidente della Repubblica, che – leggiamo – neppure è stato informato. Ancora una volta il sottosegretario Delmastro dimostra di non avere alcun senso delle istituzioni e il ministro Nordio di essere stato commissariato dal suo stesso sottosegretario. Senza pudore”, accusa. Per Ilaria Cucchi, senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra, “manca il capo del Dap e così Delmastro decide tutto, dai trasferimenti ai comandi. È evidente a tutti che Delmastro non può più occuparsi del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria. Il ministro batta un colpo”. “Delmastro conferma che a lui delle carceri e dei detenuti interessa ben poco, a meno che non debba togliergli l’aria che respirano”, attacca Riccardo Magi di +Europa, ricordando un’infelice uscita del sottosegretario, “e che anche questo tema è solo una lotta di potere interna alla maggioranza e a FdI. Un’altra pagina nera scritta da questo governo sulle carceri. Nel frattempo le persone continuano a morire”.

Critici anche alcuni sindacati della Polizia penitenziaria, corpo a cui Delmastro ha sempre dimostrato particolare vicinanza. “Da tre mesi non c’è un capo del Dap perché di fatto c’è il sottosegretario Delmastro, che si è messo a farlo. E mai nella storia era accaduto che la debolezza di un ministro o la sua indifferenza nei confronti delle carceri abbia consentito ad un sottosegretario delegato di prendere in mano la situazione così come fa Delmastro: comanda tutto lui e dispone trasferimenti di comandanti. È una cosa indegna. Ma con un ministro debole probabilmente va così, altro non ci si può aspettare”, dichiara il segretario Osapp (Organizzazione sindacale autonoma di Polizia penitenziaria) Leo Beneduci. A Repubblica attacca anche il segretario Uilpa Gennarino De Fazio: “Mancano ottomila agenti, ci sono deficienze strutturali, logistiche e organizzative, carenze sanitarie. E questo governo si occupa dell’Albania e non nomina il capo delle carceri”.

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