TAGLIOLA ALLE INTERCETTAZIONI, PASSA IL DDL CHE RIDUCE GLI ASCOLTI A 45 GIORNI. PER I MAGISTRATI SARÀ LA MORTE DELLE INDAGINI CONTRO I COLLETTI BIANCHI. Il voto è arrivato col favore delle tenebre: la Camera ha dato la notte scorsa il via libera definitivo al ddl che mette un tetto di 45 giorni alle intercettazioni, primo firmatario il forzista Zanettin. Si tratta di un solo articolo che fissa un limite temporale agli “ascolti”, prorogabile solo “nei casi in cui l’assoluta indispensabilità delle operazioni per una durata superiore sia giustificata dall’emergere di elementi specifici e concreti”. E tali “elementi concreti” devono essere “oggetto di espressa motivazione”. Una vera e propria tagliola che lascia fuori soltanto i reati di terrorismo e criminalità organizzata e comprende, invece, per esempio, quelli del Codice rosso. Il governo, per bocca del viceministro Sisto, ha specificato che alla violenza contro le donne si penserà tramite un apposito provvedimento, o almeno così è scritto in un ordine del giorno allegato al testo. Le opposizioni e i magistrati, come leggerete sul Fatto di domani, insorgono: “È una scelta del governo sicuramente legittima, ma che indubbiamente rende più difficile per certi reati l’accertamento della verità: penso alla rapine, penso alle violenze sessuali o ai maltrattamenti sui minori in ambito familiare”, ha dichiarato il presidente dell’Anm, Cesare Parodi. In Aula Federico Cafiero De Raho, deputato M5s ed ex procuratore nazionale antimafia, ha ricordato che senza intercettazioni “molti reati non possono essere individuati e puniti. Il governo Meloni sta decidendo di dare un’immunità ai delinquenti. Quello che si sta consumando in quest’aula è gravissimo”. A criticare il provvedimento al Senato è anche Roberto Scarpinato, l’ex procuratore generale di Palermo eletto a Palazzo Madama dal Movimento di Giuseppe Conte. L’ex magistrato ha sottolineato come l’Aula abbia approvato la stretta senza prima aver ascoltato il parere di investigatori e inquirenti. Sul giornale di domani analizzeremo il provvedimento nel dettaglio e chiederemo il parere di illustri magistrati.

GUERRA RUSSIA-UCRAINA, L’EUROPA CONFERMA: “PACE ATTRAVERSO LA FORZA”. CONCLUSIONE “A 26” SENZA L’UNGHERIA CHE DISSENTE. ZELENSKY CHIEDE 5 MILIARDI PER I PROIETTILI DI ARTIGLIERIA. LUNEDI 24 MARZO INCONTRO A RIAD TRA LE DELEGAZIONI DI MOSCA-WASHINGTON E WASHINGTON-KIEV. Il Consiglio europeo conferma – nonostante il veto dell’Ungheria – di voler fornire aiuti militari all’Ucraina in modo da giungere a una “pace attraverso la forza che richiede all’Ucraina di essere nella posizione più forte possibile, con le sue solide capacità militari e di difesa come componente essenziale”. Per questo motivo “l’Ue rimane impegnata, in coordinamento con i partner e gli alleati che condividono lo stesso approccio, a fornire un ulteriore sostegno globale all’Ucraina e al suo popolo, nell’esercizio del suo diritto intrinseco all’autodifesa contro la guerra di aggressione della Russia”. Dai colloqui in video collegamento con il presidente ucraino Zelensky, emerge che Kiev chiede al più presto rifornimenti. “Abbiamo bisogno di fondi per i proiettili di artiglieria e saremmo molto grati se l’Europa ci fornisse il prima possibile un sostegno di almeno 5 miliardi di euro”. A proposito del confronto tra il presidente Trump e l’omologo Putin per giungere alla tregua, dopo le indiscrezioni di ieri non sono emersi altri particolari su un possibile faccia a faccia; è stato confermato che lunedì 24 marzo ci sarà un meeting tra le due delegazioni a Riad (Arabia Saudita) e tra la delegazione americana e di Kiev. Sul giornale di domani leggerete le ultime novità sul conflitto, con un approfondimento che riguarderà la capacità dei Paesi europei di attingere alle proprie risorse per le spese belliche. A questo proposito, la premier Giorgia Meloni ha incontrato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, chiedendo che si punti sulla partecipazione del capitale privato, attraverso il modello InvestEu per non pesare sul debito degli Stati.

MEDIO ORIENTE, HAMAS SPARA RAZZI SU TEL AVIV, L’IDF PROSEGUE LE OPERAZIONI E INCASSA IL SUPPORTO DI TRUMP. ANCORA PROTESTE IN ISRAELE CONTRO IL PREMIER NETANYAHU, GANTZ: “IL GOVERNO ESTREMISTA DIVIDE LA GENTE”. Hamas ha rivendicato la responsabilità del lancio di razzi su Tel Aviv, confermando così che il tempo della tregua è finito. Gli islamisti sostengono di aver bombardato Tel Aviv con una raffica di razzi M90, in risposta ai “massacri sionisti contro i civili”. Nella Striscia, l’Idf ha avviato le sue operazioni con l’intento di recuperare la gestione del corridoio Netzarim, che divide nord e sud del territorio: secondo al Jazeera, nella notte di ieri ci sono stati altri 110 morti. Sostegno all’azione dell’esercito israeliano arriva direttamente dalla Casa Bianca, con il presidente Trump che “sostiene pienamente Israele e l’esercito israeliano e le azioni intraprese negli ultimi giorni” a Gaza. In Israele proseguono le contestazioni contro il primo ministro Netanyahu. A Gerusalemme i manifestanti che protestano contro il licenziamento del capo dello Shin Bet (sicurezza interna) si sono scontrati con la polizia. Il presidente del partito dei Democratici, Yair Golan, è stato spinto a terra da un agente. Benny Gantz, leader del partito di Unità Nazionale, ha accusato il governo Netanyahu di incitamento alla violenza: “Quello a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni non è nato dal nulla, è il risultato diretto di un governo estremista che ha perso la sua moderazione ed è impegnato ad ampliare la divisione tra la gente invece di promuovere l’unità. Fermatevi prima che accada un disastro”. Sul Fatto di domani leggerete a che punto è la crisi in Medio Oriente e testimonianze dai luoghi del conflitto.
LE ALTRE NOTIZIE CHE LEGGERETE
Arrestata Lucia Simeone, l’assistente dell’europarlamentare Fulvio Martusciello (Fi). Sulla donna, accusata di associazione a delinquere, riciclaggio e corruzione e rintracciata a Caserta, pendeva un mandato d’arresto europeo. Al momento non è ancora chiaro se l’inchiesta sia collegata a quella sul presunto giro di corruzione che coinvolge lobbisti del colosso cinese Huawei. Quello di Martusciello, non indagato, è uno dei nomi più importanti tra quelli emersi dalla nuova inchiesta della Procura federale belga che ha portato ad almeno cinque arresti e a 21 perquisizioni tra Francia, Belgio e Portogallo. Martusciello è invece indagato perché, insieme all’ex europarlamentare Giuseppe Ferrandino (Azione), avrebbe gonfiato i propri rimborsi spese e firmato false presenze per ottenere la diaria di 350 euro. L’interrogatorio di garanzia di Simeone si svolgerà sabato presso la Corte d’Appello di Napoli.
Turchia, Imamoglu dal carcere: “Il mio arresto è un golpe”. Il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu tramite i suoi avvocati, ha definito un “golpe” il suo arresto ed ha rivolto un appello ai magistrati: “Restiamo uniti contro il male, il potere giudiziario reagisca”. Imamoglu è stato arrestato ieri insieme con altre 105 persone con l’accusa di corruzione e terrorismo; il sindaco è considerato il principale concorrente del presidente Erdogan, nelle elezioni previste per il 2028.
Bologna, il processo in Appello per l’omicidio di Saman Abbas. La madre: “Non sono stata io”. Al processo in Corte d’Assise d’Appello per l’omicidio di Saman Abbas, la ragazza pakistana scomparsa in provincia di Reggio Emilia il primo maggio 2021, per la prima volta ha parlato la madre, Nazia Shaheen, da quando è stata estradata. La donna ha negato di aver avuto un ruolo nel delitto e assieme al marito, Shabbar, anche lui sotto accusa, ha smentito la ricostruzione del figlio minore, che li ha accusati. Nel dicembre 2023, in primo grado, entrambi i genitori sono stati condannati all’ergastolo.
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