Il Fatto di domani. L’indagine sull’eredità Agnelli punta ai paradisi fiscali. Meloni e Salvini, la grande guerra sul terzo mandato

Di FQ Extra
15 Febbraio 2024

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A TORINO, L’INDAGINE SULL’EREDITÀ AGNELLI PUNTA AI PARADISI FISCALI. Ci sono “ulteriori beni produttivi di reddito derivanti dall’eredità di Gianni Agnelli detenuti da società terze collocate in paradisi fiscali” di cui Marella Caracciolo, vedova dell’Avvocato, “è risultata titolare effettiva”. Lo scrive la procura di Torino nel decreto della perquisizione effettuata dalla Guardia di finanza nei giorni scorsi. L’inchiesta com’è noto muove dall’esposto presentato dalla figlia Margherita. Gli inquirenti ritengono che alcune firme riconducibili a Marella Caracciolo “su alcuni documenti di rilievo” siano “di natura ragionevolmente apocrifa”. Come abbiamo raccontato sul Fatto di oggi, il nodo è la residenza di Marella Caracciolo. Su questo punto nel decreto di perquisizione si legge che la procura di Torino ipotizza che “alcuni soggetti” abbiano cooperato per “creare l’apparenza di una residenza in Svizzera in realtà fittizia”, mirando, da un lato, a sottrarre la successione ereditaria della nonna di John Elkann all’ordinamento italiano, e dall’altro a evitare di pagare le tasse stabilite dal regime fiscale del nostro Paese. I magistrati sospettano che Marella abbia “dimorato abitualmente a Torino”, e che il nipote John, su “suggerimento” del commercialista Gianluca Ferrero (la cui figura di presidente della Juventus non è oggetto di questa indagine), avrebbe fatto figurare come assunte alla Fca Security e a Stellantis Europa delle persone che in realtà prestavano servizio per lei. Sul Fatto di domani leggerete alcune novità sull’indagine.


MELONI VS SALVINI: LA GRANDE GUERRA SUL TERZO MANDATO PER SINDACI E GOVERNATORI. Si può morire per il terzo mandato? Anche se in palio c’è la vita del governo Meloni, mai sottovalutare l’istinto kamikaze di Matteo Salvini. Di sicuro, tra Lega e Fratelli d’Italia si è aperto un fossato. Il Carroccio, in omaggio al governatore veneto Luca Zaia, vuole abolire il limite dei due mandati per sindaci e presidente di Regione. Sulla possibilità di candidarli per la terza volta, Meloni ha tracciato una sorta di linea del Piave: da lì non si passa. Così, Fratelli d’Italia spera di vincere la prossima tornata delle amministrative. “Siamo il primo partito e senza peccare di modestia, vogliamo giocare tutte le partite. Nessuno è eterno, neanche Zaia”, ha dichiarato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. La partita si gioca su un emendamento leghista al decreto Elezioni, per votare lo stesso giorno i rappresentanti all’europarlamento e nelle Regioni. La modifica chiesta dalla Lega giace in Commissione affari costituzionali. Prevede di alzare l’asticella dei mandati da due a tre, per sindaci e governatori e di sicuro non dispiace ai primi cittadini del Partito democratico. Il timore dei meloniani è l’inciucio Lega-Pd, perciò meditano se affossare l’emendamento dichiarandolo inammissibile. “Faccio notare che si tratta di un decreto legge, gli emendamenti dovrebbero riferirsi al caso di necessità e urgenza”, ha ammonito il capogruppo FdI Tommaso Foti. Per stoppare l’alleato, Fratelli d’Italia ha proposto il limite delle due legislature – per il presidente del Consiglio – anche nel testo della riforma sul premierato. La Lega, da parte sua, ha sfidato il partito della premier in Veneto. Se il vincolo restasse, Zaia potrebbe candidarsi in solitaria per il consiglio regionale, insieme a un fedelissimo per la presidenza della giunta. “A quel punto prenderà il 40% e vincerà ancora la Lega, facendo perdere Fratelli d’Italia”. Sul Fatto di domani, vi racconteremo la faida nel centrodestra con un occhio ai sondaggi per le elezioni europee di giugno.


PONTE SULLO STRETTO, IL CDA APPROVA IL PROGETTO DEFINITIVO. SALVINI ESULTA. FLOP DEI TRATTORI ROMANI AL CIRCO MASSIMO. Stamattina si è tenuto il cda della società Stretto di Messina che ha approvato la relazione di aggiornamento al progetto definitivo. Ora comincia l’iter ministeriale che, secondo le previsioni del dicastero diretto da Matteo Salvini, porterà ad avviare la fase realizzativa questa estate, con l’apertura dell’opera prevista nel 2032. Tutto in ipotesi, chiaramente. Il comunicato della società Ponte sullo Stretto diffuso oggi parla di una riduzione di tempi di percorrenza di un’ora e mezza per gli automezzi e di 2 ore per i treni, e di una massima sicurezza rispetto a stabilità e vento. Per quanto riguarda i costi, la società dovrà presentare il piano economico-finanziario del progetto revisionato, che terrà conto dei fondi già stanziati dalla legge di bilancio 2024 (700 milioni). La stima del costo della mega infrastruttura si aggira sugli 11,6 miliardi di euro da qui al 2032. Salvini esulta, anche se Meloni all’ultimo momento ha bloccato l’ennesimo regalo che intendeva fare all’ad Ciucci (che prende già il compenso massimo di 240 mila euro). Il leader leghista oggi ha rivendicato anche il “risultato” di aver inviato come governo italiano una lettera alla Commissione Ue per protestare contro i blocchi imposti dall’Austria alla frontiera del Brennero, iniziativa che secondo Coldiretti minaccia di intaccare l’export alimentare italiano quest’anno. Bruxelles valuterà le ragioni dell’uno e dell’altro Stato membro. Sul Fatto di domani parleremo anche della manifestazione dei trattori organizzata dal gruppo di Danilo Calvani al Circo Massimo, a Roma. La partecipazione è stata molto al di sotto degli annunci, e la Questura ha autorizzato solo la presenza di 10 automezzi agricoli. Ad aspettarli c’erano qualche centinaia di persone, 1500 secondo l’AdnKronos, tra cui militanti dell’estrema destra del gruppo Ancora Italia di Giuliano Castellino.


GUERRA ISRAELE-HAMAS, NETANYAHU BOCCIA L’IDEA DEI DUE STATI: “NON È TEMPO DI REGALI AI PALESTINESI”. “Non è il momento di parlare di doni per il popolo palestinese, visto che la stessa Autorità deve ancora condannare il massacro del 7 ottobre”. Così Avi Hayman, portavoce del premier Benyamin Netanyahu, boccia l’indiscrezione avanzata dal Washington Post su un piano elaborato da Usa e Paesi arabi per la nascita di uno Stato palestinese che potrebbe mettere fine al conflitto. Nella Striscia di Gaza i giorni di guerra sono 132, dopo la strage del 7 ottobre firmata da Hamas, con 1.200 morti e centinaia di ostaggi. Oggi l’esercito israeliano è entrato nell’ospedale Nasser a Khan Younis, nel sud di Gaza, sostenendo di avere informazioni credibili che i corpi di alcuni prigionieri si trovino nella struttura. Il team di Medici senza frontiere, costretto a lasciare il nosocomio, riporta una “situazione caotica, con un numero imprecisato di morti e feriti”. Non solo Gaza. Ormai c’è un vero e proprio secondo fronte al confine con il Libano. Lo Stato ebraico ha reagito all’ennesimo attacco di Hezbollah con un raid aereo su Nabatiye. Il bilancio è di 13 morti. Tra loro c’è anche il comandante Ali Muhammad al-Dabs, a cui è attribuito un attacco terrorista avvenuto nel marzo scorso. Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha dichiarato: “Possiamo colpire anche Beirut”. Gallant ha aggiunto che Israele “non vuole una guerra, ma se sarà forzato prenderà i provvedimenti per consentire ai suoi civili di ritornare alle loro case” nel nord del Paese. Sul Fatto di domani leggerete altri particolari sulla giornata: dopo i colloqui avuti in Egitto su una possibile tregua, il capo della Cia, Burns, ieri ha incontrato il premier Netanyahu e il capo del Mossad, Barnea.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Nordio, sempre meno carcerazione preventiva. Il ministro della giustizia ha difeso le sue non-riforme che massacrano la giustizia. Innanzitutto, l’abrogazione del reato di abuso di ufficio, che “darà tranquillità agli amministratori”. Poi il fatto di aver reso più difficile il sequestro dei cellulari degli indagati: servirà l’autorizzazione del gip. Con un’aggiunta sulla carcerazione preventiva: “Non parlerei di abusi, ma certamente di uso eccessivo. La nostra riforma che devolve a un collegio di tre giudici la competenza a emettere il provvedimento cautelare, da un lato eviterà molti di questi errori e dall’altro dissuaderà molti pm a chiedere misure che potrebbero esser respinte. Saranno evitate sofferenze inutili e anche il sovraffollamento carcerario sarà ridotto”. Protesta l’Associazione nazionale magistrati.

L’Ue rivede le stime economiche, saltano i piani del governo Meloni. Secondo le previsioni, l’inflazione sarà più bassa del previsto, ma la riduzione della crescita del Pil attesa obbligherà l’Italia a rivedere i piani della manovra di bilancio.

Roma vota la cittadinanza onoraria per Assange. L’aula consiliare capitolina ha votato oggi a larghissima maggioranza (solo due voti contrari, di Italia Viva e Noi Moderati) la cittadinanza onoraria al giornalista australiano fondatore di WikiLeaks, in carcere nel Regno Unito per aver pubblicato file riservati del governo americano. Negli Usa Assange rischia l’ergastolo o la pena di morte. Sulla sua estradizione deve pronunciarsi l’alta corte di giustizia britannica tra il 20 e il 21 febbraio.

Stati Uniti, Trump e i pagamenti illegali: processo il 25 marzo. L’accusa verso Donald Trump è di aver pagato con fondi neri la pornostar Stormy Daniels e l’ex coniglietta di Playboy Karen McDougal, perché non rivelassero, durante la sua precedente campagna elettorale, le relazioni che aveva avuto con loro. Sarà il primo processo penale che Trump dovrà affrontare durante la campagna elettorale 2024, rispetto ai quattro che lo attendono.


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