Il fronte è aperto: la Lega ha scelto di prendersi lo scalpo delle Soprintendenze, o quantomeno provare a spaccare il governo al riguardo. Con un emendamento al decreto Cultura che, intervenendo sul Codice dei beni culturali, trasformerebbe i pareri delle stesse da “vincolanti” a “obbligatori ma non vincolanti”, cioè consultivi. Uno stravolgimento del ruolo e dei poteri di tutela del territorio che ha sollevato l’ira delle opposizioni, ma anche uno scontro durissimo tra Matteo Salvini e il ministro Alessandro Giuli.
L’emendamento, presentato in commissione a firma Gianangelo Bof, prevede, nel concreto, che in tutti i casi (beni paesaggistici, centri storici, antenne, autostrade e altro) in cui oggi è previsto un parere vincolante della Soprintendenza, salvo quelli su beni storico-artistici specifici, questo diventi niente più che un consiglio. Sull’emendamento però c’è un parere negativo dell’Ufficio legislativo del Mic che ne evidenzia la possibile incostituzionalità e i possibili rilievi del Quirinale: la norma “degraderebbe il contenuto sostanziale delle valutazioni paesaggistiche allo stesso livello dei pareri resi da altre amministrazioni” in contrasto con l’articolo 9 della Carta. Così la norma provoca uno scontro tra il vicepremier e il ministro della Cultura. Ieri mattina Salvini e Giuli si sentono al telefono e concordano di trasformare l’emendamento Bof in un ordine del giorno o in una futura proposta di legge ad hoc. Pochi minuti dopo, però, la Lega fa il contrario: non ritira l’emendamento e insiste per tenerlo. Secondo quanto risulta al Fatto, Giuli viene colto di sorpresa per il cambio repentino e dà parere negativo all’emendamento. Lo scontro diventa pubblico. Perché la Lega firma una nota in cui fa sapere di voler “tagliare la burocrazia su richiesta di cittadini e imprese”. Dichiarazioni simili di esponenti del Carroccio del Nord come il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, secondo cui “bisogna semplificare”. Sconcerto e stupore di Giuli, fanno sapere fonti qualificate a conoscenza della questione.
Alla fine i lavori della commissione vengono sospesi e questa mattina si potrebbe arrivare alla spaccatura nella maggioranza. La reazione del ministro è ironica: “Nel momento in cui deciderò di occuparmi di trasporti e opere pubbliche, chiederò a Salvini cosa pensa delle Soprintendenze – è la battuta raccolta da chi ci ha parlato – Fino a quel momento, se ne occuperà il ministero della Cultura. Il Piano Olivetti nasce anche per questo”.