Messina Denaro, nel covo abiti di lusso e viagra: sequestrati due cellulari e un’agenda. Il prestanome: “Casa comprata con i suoi soldi”

Il nascondiglio a Campobello di Mazara, nel Trapanese: c'erano anche profumi, preservativi, orologi e una tv di ultima generazione. Andrea Bonafede, l'uomo che gli ha prestato l'identità, è indagato e "collabora". Il procuratore De Lucia: "Indagini per cercare altri luoghi d'interesse"

Aggiornato: 22:40

  • 13:11

    Chiesto il carcere duro per Messina Denaro

    Già poche ore dopo l’arresto la Procura di Palermo ha chiesto l’applicazione del regime di carcere duro per il capomafia di Castelvetrano Matteo Messina Denaro. L’istanza è stata inviata al ministero della Giustizia. Il provvedimento dei pm porta la firma del procuratore Maurizio de Lucia e dell’aggiunto Paolo Guido. Il boss ha nominato come sua legale la nipote Lorenza Guttadauro, nipote anche del capomafia palermitano Giuseppe Guttadauro. 

  • 13:09

    Il proprietario del covo è Bonafede

    Il covo di vicolo San Vito dove si nascondeva il boss Matteo Messina Denaro, nel centro di Campobello di Mazara, è di proprietà di Andrea Bonafede, lo stesso titolare della carta d’identità falsa utilizzata dal super latitante. Lo ha confermato all’Ansa il colonnello Fabio Bottino, comandante provinciale dei carabinieri di Trapani. L’ufficiale non ha invece voluto confermare se Bonafede, che ieri era stato interrogato in caserma, sia indagato.

  • 13:05

    “Collaborazione? Più importante della cattura”

    “Non so cosa passi nella mente di Matteo Messina Denaro, ma so che se parlasse potrebbe aprire squarci di tante verità avvolte nella nebbia”. A parlare, in una intervista esclusiva all’Adnkronos, è il Procuratore generale facente funzione di Caltanissetta, Antonino Patti. Che dopodomani rappresenterà l’accusa nel processo d’appello che vede imputato proprio l’ex latitante, accusato delle stragi del 1992. In primo grado Messina Denaro è stato condannato all’ergastolo. “L’accusa che si muove a Matteo Messina Denaro è di avere deliberato, insieme ad altri mafiosi regionali, che rivestivano uguale carica, le stragi. Quindi ci occupiamo di un mandante, non di un esecutore”, aveva detto Patti nella requisitoria, prima di chiedere la conferma dell’ergastolo. La sentenza è prevista entro poche settimane. “Apparentemente verrebbe da dire che non collaborerà, è uno puro e duro dell’organizzazione mafiosa – dice Patti – è una figura paragonabile a quella del boss Giuseppe Graviano. Però, c’è il fattore malattia. Quindi, se da un lato, istintivamente mi verrebbe da ipotizzare che non collaborerà, dall’altro lato potrebbe parlare perché malato grave. Una sua eventuale collaborazione sarebbe addirittura ancora più importante della sua stessa cattura, proprio perché, come dicevo, potrebbe aprire squarci di tante situazione nebulose”.

    Il Procuratore generale ricorda poi la figura di Messina Denaro: “Già da quando aveva 25 anni era considerato il successore di Riina, voglio ricordare che lui, da giovanissimo, nell’epoca in cui Totò Riina trascorreva la latitanza tra Mazara del Vallo e Marsala, Messina Denaro era stato preso sotto l’ala protettiva di Riina. Io nella requisitoria ho usato la parola ‘stage’, perché per quattro anni e mezzo è stato una sorta di ‘stagista’ di Riina. E non lo diciamo noi, ma lo ammette lo stesso Riina nelle intercettazioni del carcere di Opera a Milano. Disse che per quasi 5 anni Messina Denaro, ancora molto giovane, ebbe come maestro proprio Riina che era ben contento di questo allievo. Salvo il fatto che poi lo ‘scomunicò’ perché si sentì deluso. Secondo Riina Messina Denaro era stato ‘egoista’ ad occuparsi degli affari propri e poco di Cosa nostra, intesi come sodali. Il boss non ha interloquito molto con altri sodali, cosa che facevano, invece, Riina e Provenzano”. Poi, il magistrato, parla delle prime mosse da boss di Messina Denaro, già da prima che morisse il padre, il boss mafioso Francesco Messina Denaro. “Non è che Messina Denaro padre temeva di perdere il potere – spiega – anzi, era lieto che mentre era ancora in vita, vedesse il figlio succedergli nel ruolo di rappresentante provinciale di Cosa nostra. In quel momento, per volontà del padre di Messina Denaro, siamo intorno all’89-90, cioè prima delle stragi, Messina Denaro diventò il referente provinciale di Trapani, non perché il padre era moribondo. Il padre non aveva motivo di impedire la scalata del figlio, anzi poteva esserne ben lieto che stesse ai vertici”. Intanto, si attende il prossimo 19 gennaio per quella che potrebbe essere la prima apparizione di Messina Denaro detenuto in un’aula di giustizia, o quantomeno in videocollegamento. “Per ora non ho notizie di revoche – dice Patti – in ogni caso si può disporre la videoconferenza, dunque gli sarà garantito il diritto alla partecipazione all’udienza, sempre se vorrò farlo…“. 

     

  • 13:00

    Il procuratore: “Detentore dei segreti”

    Matteo Messina Denaro “è sicuramente un punto di riferimento di costa nostra nel trapanese, ma è anche detentore di una significativa serie di segreti dell’organizzazione”. Lo afferma, a ‘SkyTg24’, il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, all’indomani dell’arresto di Matteo Messina Denaro.
    “A prescindere dalla ricerca dei documenti, che è in corso”, Messina Denaro “è a conoscenza di dinamiche di alto livello nell’azione della cosa nostra siciliana e con specifico riferimento agli eventi stragisti di cui è stato assoluto protagonista – conclude de Lucia – Sa molto non solo sull’organizzazione di quelle stragi ma sul perché furono scelte le opere d’arte oggetto degli attentati nel ’93”.

  • 12:59

    Il procuratore de Lucia: “Indagini a diversi livelli”

    Ci sono indagini a diversi livelli“. Lo afferma, a ‘SkyTg24’, il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, all’indomani dell’arresto di Matteo Messina Denaro, rispondendo a una domanda sull’iscrizione di un medico nel registro degli indagati. “Il primo è identificare la rete che lo ha protetto, consentendogli di curarsi con le false identità e in questo senso è inevitabile procedere indagando chi ha creato la prima documentazione sanitaria cioè il medico, poi gli accertamenti sono in corso e vedremo il livello di responsabilità”, continua aggiungendo che indagini sono inoltre rivolte a “tutta le rete che lo ha protetto dal punto di vista della logistica, è stato arrestato insieme a lui l’autista che lo ha accompagnato e sono in corso ulteriori accertamenti”.
    “Poi c’è una seconda fase che stiamo sviluppando sulla documentazione che abbiamo acquisito e che ci porta estendere questa rete e a capire meglio quali sono i contatti perché, essendo un soggetto di un tenore di vita significativo, le sue entrate da qualche parte devono venire e ci resta difficile pensare che siano di natura lecita – conclude de Lucia – Stiamo cercando di ricostruire la rete dei suoi affari immediati nel breve periodo ma nel lungo periodo l’obiettivo è ricostruire tutto il suo percorso di latitanza”.

  • 12:58

    “Spinta esterna su stragi continentali? Non irragionevole”

    “Taluni obiettivi nel Nord Italia. le opere d’arte in particolare, non sono nella ordinarietà dell’azione di Cosa nostra, quindi non è irragionevole ritenere che qualche spinta esterna ci sia stata, ma è una valutazione personale e non investigativa”. Così, a Sky Tg24, il Procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia.

  • 12:55

    L’operazione chiamata Tramonto

    Una una poesia scritta dalla piccola Nadia Nencioni, 9 anni, una delle cinque vittime della strage di via dei Georgofili, avvenuta a Firenze il 27 maggio 1993., ha dato il nome all’operazione del Ros che ha portato la cattura di Matteo Messina Denaro. La poesia si chiamava Tramonto. “L’abbiamo saputo stamani anche noi. Aver usato la poesia Tramonto di Nadia come titolo dell’operazione che ha portato all’arresto di Matteo Messina Denaro è un simbolo, un bel segnale che viene dato a tutti, non è solo una carezza alle due bambine, nostre nipoti”. Così da La Romola (Firenze) Luigi Dainelli commenta il nome scelto dal Ros per il blitz di cattura del boss. Dainelli e la moglie Patrizia Nencioni sono zii di Nadia, 9 anni, e Caterina, 50 giorni, uccise il 27 maggio 1993 dall’autobomba di via dei Georgofili coi genitori Fabrizio Nencioni e Angela Fiume, e lo studente Dario Capolicchio. Qualche giorno prima della bomba la bambina scrisse una poesia intitolata “Tramonto”. “Il pomeriggio se ne va/il tramonto si avvicina/un momento stupendo/Il sole sta andando via (a letto)/È già sera tutto è finito”.

  • 12:32

    Il procuratore: “Era ambasciatore di Cosa nostra”

    “Le relazioni esterne di Cosa nostra non sono un tema di oggi e Matteo Messina Denaro ne è stato un rappresentante, una sorta di ‘ambasciatore’ nelle relazioni con il mondo esterno. Non dimentichiamo che importanti esponenti politici di qualche anno fa, uno in particolare, non solo è stato arrestato ma è stato di recente condannato per associazione mafiosa. Il livello di cointeressenza di Cosa nostra con altre strutture esterne nel trapanese è particolarmente sviluppato”. Lo ha detto il Procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia, intervenendo a Sky Tg24.

  • 12:23

    L’autista interrogato nei prossimi giorni

    Si terrà nei prossimi giorni l’interrogatorio di garanzia di Giovanni Luppino, il commerciante di olive, agricoltore di mestiere, incensurato, arrestato ieri mattina insieme con il boss Matteo Messina Denaro. È stato Luppino ad accompagnate l’ex primula rossa in auto alla clinica Maddalena di Palermo.

  • 11:55

    Il vicino: “Rispondeva in maniera cordiale”

    “Abito al primo piano della palazzina, ogni tanto vedevo questa persona, lo salutavo e nient’altro. Lui rispondeva in maniera cordiale”. Lo dice Rosario Cognata, l’uomo che vive al primo piano dell’edificio dove a pian terreno i carabinieri hanno individuato il covo del super latitante Matteo Messina Denaro.
    “Questo signore abitava qui da circa un anno”, ha detto l’uomo ai cronisti. Cognata è arrivato stamattina presso la palazzina con un foglio in mano. È entrato dal cancello del vicolo San Vito che conduce al cortile interno dove, a sua volta, si affaccia l’appartamento a due piani, ed è riuscito mezz’ora dopo.