Sangue & propaganda, il “Tg Isis”  si fa con l’intelligenza artificiale
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Sangue & propaganda, il “Tg Isis” si fa con l’intelligenza artificiale

Anchorman creati come umani e news distorte. Ci pensa anche al Qaeda. Ma c’è un problema: la sharia

di Valerio Cattano

Il primo messaggio mediatico, seppur involontario, che costituisce una svolta nella comunicazione dell’estremismo islamico arriva il 5 settembre 1972: è una foto in bianco e nero che fa il giro del mondo. Un terrorista palestinese di Settembre Nero si affaccia con il volto coperto dal passamontagna da un balcone del villaggio Olimpico di Monaco, in Germania. I fedayin avevano già massacrato gli atleti israeliani: all’aeroporto si compirà il resto della tragedia, con il blitz degli agenti tedeschi e un bilancio di sangue con 9 ostaggi israeliani, 5 fedayin e un poliziotto, tutti morti. Da quella foto sgranata alla scoperta delle potenzialità del web passano anni, e un’organizzazione su tutte si impone nella comunicazione che ormai corre sui social e su Youtube: l’Isis.

Oggi, per tenere fede ai suoi obiettivi – quello di far proseliti con il minimo sforzo – gli affiliati allo Stato Islamico puntano sull’intelligenza artificiale. Occorre fare un passo indietro. Quando i boia dell’estremismo islamico si affacciano alla notorietà, oltre ai video registrati con contenuti tanto efferati quanto curati dal punto di vista tecnico, puntano anche sull’informazione scritta, con la rivista Dabiq. I media, nelle loro varie forme, servono a propagandare l’efficienza delle “punizioni” verso i miscredenti. Fra tutti, resta tristemente celebre la messa in scena dell’esecuzione di Peter Kassig, un funzionario americano di una ong, e di 22 soldati siriani.

Il video fu pubblicato il 16 novembre 2014: la durata è di 16 minuti e il montaggio si preoccupò di mostrare la decapitazione simultanea degli ostaggi. Secondo l’analisi del Terrorism Research and Analysis Consortium, si trattò di una vera e propria produzione con tanto di pause e riprese da più angolazioni per un costo di 200 mila dollari. Un film dell’orrore, ma con vittime reali, firmato da Jihadi John, l’estremista britannico che decapitò anche gli ostaggi James Foley, Steven Sotloff, David Haines, Alan Henning.

Con il passare del tempo, dopo tante teste mozzate e stragi in Europa, il sogno di uno Stato islamico del leader Al-Baghdadi inizia a farsi più farraginoso: al posto di Dabiq arriva Rumiyah, 46 pagine a colori, che in uno dei suoi numeri indica anche l’Italia tra i suoi obiettivi: “Mujahedin esultate, perché non fermeremo la nostra jihad se non tra gli ulivi di Roma”. Oggi – mentre l’Isis è di nuovo sotto i riflettori e secondo un report del Pentagono citato dal New York Times mirerebbe a raddoppiare i suoi attacchi rispetto all’anno passato – si verifica l’ennesima evoluzione con News Harvest: un telegiornale prodotto con l’intelligenza artificiale.

Ad analizzare le trasmissioni è stato Site Intelligence Group, un sito di ricerca e analisi diretto da Rita Katz, divenuto molto popolare dal 2014 perché aveva un osservatorio speciale su tutte le comunicazioni web dei miliziani. Site ha condiviso i risultati con il Washington Post. Il primo video di questo “telegiornale” dura 90 secondi: il conduttore si sofferma sull’attacco avvenuto in Russia alla sala concerti del Crocus City Hall, il 22 marzo scorso, rivendicato dall’Isis Korasan. Per il “giornalista” non si tratta di un eccidio, ma di una azione da interpretare nel “contesto normale della furiosa guerra tra lo Stato islamico e i Paesi che combattono l’Islam”.

Il network è costruito per assomigliare ad Al Jazeera, l’emittente del Qatar, con tanto di conduttori – generati dall’intelligenza artificiale – vestiti con abiti tradizionali che rilanciano le notizie dei media ufficiali dello Stato Islamico. Il Washington Post riporta l’interesse dei sostenitori dell’Isis per le possibilità fornite dall’intelligenza artificiale di fabbricare un proprio network: “Sarebbe fantastico avere video sulle notizie quotidiane, come alternativa alla lettura in formato testo” scrive Al Kurdi 500 che aggiunge: “I media sono importanti quanto la guerra fisica, o anche di più: hanno una grande influenza sulle persone”.

Se New Harvest sia un prodotto ufficiale del mai sconfitto Stato Islamico, o se si tratti dell’iniziativa di cellule non coordinate tra loro, non è ancora chiaro. Di certo il tg degli anchorman fasulli, ma dalla propaganda reale, suscita grande interesse anche in altre organizzazioni. Al Qaeda ha annunciato che avrebbe iniziato a realizzare seminari sull’intelligenza artificiale, facendo riferimento a ChatGpt e d una guida di 50 pagine per utilizzare chatbot, software che simula conversazioni umane per poter interagire con utenti reali. Dunque, si torna alle origini. Se nel 2014 al-Hayat, la sezione mediatica dell’Isis, creava filmati su Youtube incitando all’arruolamento o alle azioni in Europa dei “lupi solitari”, ora l’intelligenza artificiale apre ancora più possibilità. Resta una perplessità tra i sostenitori dell’Isis più tradizionalisti: la condivisione di figure umane generate da un programma in modo artificiale potrebbe essere haram, un’azione vietata dalla legge islamica.

Ma sono in pochi a credere che gli anchorman di News Harvest spariranno in nome di una coerenza religiosa e dei precetti della sharia. Dopo l’attacco in Russia, il canale ha elaborato altri sei notiziari sulle attività degli affiliati in Niger, Camerun, Iraq, Siria e Nigeria. La nuova offensiva mediatica dell’estremismo islamico è già realtà. Non importa se a divulgare la parola del Califfo sia un volto artificiale: basta che sia convincente.

Il primo messaggio mediatico, seppur involontario, che costituisce una svolta nella comunicazione dell’estremismo islamico arriva il 5 settembre 1972: è una foto in bianco e nero che fa il giro del mondo. Un terrorista palestinese di Settembre Nero si affaccia con il volto coperto dal passamontagna da un balcone del villaggio Olimpico di Monaco, in […]

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